giovedì 13 dicembre 2007

Scrivere

Scrivere mi dà noia. È qualcosa di molto faticoso e noioso. Ne percepisco l’assoluta inutilità. È così assolutamente riduttivo. Non c’è necessità di aggiungere parole ad altre parole e metterle in fila l’una dopo l’altra. Vorrei che tutti voi ve ne rendeste conto.
Non capite? E’ pieno, strapieno, stracolmo di gente che non fa altro dalla mattina alla sera che mettere in sequenza parole dopo parole, che le pubblica ovunque possibile, che invade ogni spazio visibile e udibile di parole, frasi, periodi, titoli, sottotitoli, paragrafi, capitoli. Gente che non si pone minimamente il problema di quello che dice, che non si domanda se quello sia davvero indispensabile dirlo o che interessi qualcuno. Nessuno che si preoccupi di sapere se quello che sta dicendo sia o non sia stato già detto o scritto da qualcun altro prima di lui. Perché per scrivere bisognerebbe prima leggere e nessuno legge, o se per caso legge, non legge abbastanza, o se legge abbastanza, legge o ha letto i libri sbagliati.
Il mondo sta sprofondando in un blaterio indifferenziato, in un magma ribollente di parole che si accavallano ad altre parole in un discorso senza capo né coda, strati di parole come strati geologici, granuli indifferenziati privi di ogni senso logico che si accumulano come polvere sulle cose che ci circondano nascondendocene il significato.
Per parlare o scrivere di qualcuno o qualcosa bisogna che la cosa di cui parliamo, l’oggetto della nostra osservazione sia deprivata di ogni suo aspetto emotivo e emozionale. Che cioè non provochi sentimenti o emozioni in grado di distrarci o distoglierci dal suo nucleo più profondo e nascosto. Le emozioni ricoprono i fatti, le cose e le persone di una sostanza gommosa e appiccicosa che ce ne occulta la superficie. Superficie che a sua volta nasconde il nucleo più profondo della realtà dell’esistente.

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